ETEREA di Mauro Pipani a cura di Camilla Boemio

Lo spazio estetico

Iniziando da un insieme eterogeneo di tradizioni culturali, Maurolatte-liquide-medium-14,5-x-28-courtesy-gall-percapita-mo-2016_419bi786
Pipani realizza lavori che fungono da documenti di vita di un
eterno presente. Privilegiando la ripetizione stilistica e
l’immediatezza estetica, generando un’arte che può essere
primordiale, nello stesso tempo meditativa ed ermetica. Per
questo motivo, la carriera di Pipani è caratterizzata da
un’evoluzione di cicli tematici, piuttosto che da uno sviluppo
strettamente lineare. Le influenze palesi – poetiche, spirituali, e
per l’arte informale – appaiono in tutta la sua opera come
riconoscimenti del suo desiderio di tornare a un universalmente
accessibile fonte di ispirazione.
Nei suoi dipinti, nei suoi disegni, nell’installazioni, e nelle pratiche
di progettazione della mostra, lascia nello spazio degli
accostamenti di mutevolezza liquida nei quali prendono forma
un repertorio di percezioni. Le sue posizioni estetiche e
filosofiche sembrano essere costantemente in movimento. Allo
stesso tempo, ha sviluppato un vocabolario preciso nel quale le
ambiguità morfologiche, si confondono con una tensione che
potenzia la volontà conoscitiva; i segni minimi, gli strati di colore
sovrapposti e le raschiature, i grumi, ed i frammenti; diventando
artefici di sconfinamenti semantici.
Una mappatura del paesaggio segnata e attraversata da
stratificazioni di garze e carte usate, di colori sporchi diafani nei
quali il quotidiano viene magistralmente ridisegnato, per
diventare altro. Eterea è uno spazio mentale estetico, riportato
sulla tela, nel quale possiamo intravvedere e sentire il diramarsi
di nuovi racconti.
Dove ci vuole portare? In un vortice di segni poetici, le cui
diafane nervature dell’immagine, sono sempre soggette a nuovi
alfabeti visivi e a continue epifanie. Come tali, affidate alla più
completa gamma possibile di esperienze sensoriali ed
intellettuali.
Per quanto Pipani non cerchi di offrire dichiarazioni radicali;
piuttosto, come si esegue nelle sue composizioni espande un
sottile ‘romanticismo non nostalgico sempre sul confine
dell’abbandono’, nel quale la comprensione dei particolari, dei
frammenti e dei paesaggi della vita quotidiana generano una
visione del momento, alternando atmosfere immaginifiche a
trasposizioni del sublime. Dà forma ad un complesso intreccio di
sentimento, percezione e comprensione nei quali si dirama il
significato. La loro gamma, poi, è composta dalla coscienza, in
quanto si posa sui fatti tangibili del mondo, si fonde ai materiali,
ai colori, che incontra trasformando ciò che vede.
In questa anamorfosi prendono forma similitudini con altre
pratiche artistiche. Di cui cito analogie, ed articolate strategie
linguistiche comuni; ad esempio: con il lavoro dell’Australiana
Jessica Rankin che realizza ‘mappe mentali’, con codici, segni e
simboli che esplorano le idee della memoria, l’intuizione e
l’interpretazione; a tratti con il pittore, scultore, scrittore e
filosofo Lee Ufan uno dei principali fautori del gruppo
d’avanguardia Mono-ha (Object School).

Camilla Boemio

 

Camilla Boemio (Roma, 1976) Scrittrice d’arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l’estetica contemporanea; nel 2013 è stata co-curatore di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.°Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Encicopedico; nel 2016 è stata curatore di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University.

 

La mostra è possibile visitarla fino al 27 maggi0

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